05.06.26

Chi abita il futuro? ARW interviene al Festival New European Bauhaus 2026 – Smart Cities: tra design, sostenibilità e innovazione

La città del futuro non sarà quella con più alberi nei render.
Sarà quella capace di comportarsi meno come una macchina e più come un habitat.

Il 9 giugno 2026, ARW Associates parteciperà a “Smart Cities: tra design, sostenibilità e innovazione”, evento satellite del Festival of the New European Bauhaus, in programma al Belvedere Berlusconi di Palazzo Lombardia, a Milano.

L’iniziativa nasce come forum di confronto tra design, sostenibilità e innovazione, con l’obiettivo di ripensare i modelli di sviluppo urbano contemporanei: mobilità, architettura, rigenerazione territoriale, aree rurali, inclusione e benessere collettivo non come parole separate, ma come parti dello stesso problema.

Matteo Facchinelli, Founding partner  di ARW Associates, interverrà nel panel “Chi abita il futuro? Il delicato equilibrio tra uomo e natura”, insieme a Eugenio Morello, professore associato in pianificazione urbana e design presso il Politecnico di Milano, e Simona Colombo, coordinatrice LifeNatConnect2030 di Legambiente Lombardia. A moderare il confronto sarà Fabrizio Fasanella, giornalista e autore per Will & Chora Media.

Il tema del panel tocca una questione urgente: reintegrare la biodiversità nei contesti urbani non come compensazione estetica, ma come condizione necessaria per ripensare il rapporto tra persone, natura e spazio costruito.

Per ARW, questa domanda riguarda direttamente il progetto.

Non si tratta di aggiungere verde alla città, ma di capire come la città possa tornare a costruire relazioni più intelligenti con il suolo, l’acqua, l’ombra, il paesaggio, la memoria dei luoghi e la vita quotidiana delle comunità. La natura non è uno sfondo da proteggere a distanza. È una materia del progetto. È un’infrastruttura fragile. È una forma di intelligenza che l’architettura ha troppo spesso dimenticato.

In questa prospettiva, rigenerare non significa semplicemente recuperare edifici o trasformare aree dismesse. Significa riparare relazioni: tra costruito e ambiente, tra spazio pubblico e comunità, tra patrimonio esistente e nuove forme dell’abitare.

La vera domanda, allora, non è soltanto come saranno le città del futuro.

La domanda è più scomoda: chi avrà ancora diritto ad abitarle?

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